Samsung Q9F, la recensione

Samsung rivede il suo top di gamma per il 2018 e questa volta punta tutto sulla qualità. Obiettivo centrato, ma il prezzo da pagare è alto. La resa, tuttavia, è davvero ai massimi livelli.

Costa tanto, forse troppo, ma il nuovo 65” di Samsung è oggi la massima espressione di quello che si può ottenere con la tecnologia LCD. Data per morta da tutti, soprattutto con gli OLED proposti da un numero sempre maggiore di brand, la tecnologia LCD dimostra ancora una volta che se ben utilizzata può rendere, ancora, e tanto. Samsung lo scorso anno ha sbagliato, inutile nasconderlo: impensabile proporre un top di gamma dal costo elevato puntando tutto su HDR e luminosità e farlo usando un pannello edge LED. La luminosità era ottima, la resa cromatica pure, ma senza un controllo fine delle zone non stato possibile esprimersi al meglio in un campo, quello dei contenuti HDR, dove è indispensabile creare una differenza di dinamica importante tra le zone luminose e quelle più scure. Quest’anno Samsung sembra aver dato proprio tutto quello che poteva dare per realizzare un top di gamma degno di questo nome, capace di arrivare come resa ai livelli del Sony ZD9 che, con la sua luminosità di punta, le sue molteplici zone e il suo processore super evoluto è da qualche anno un vero riferimento nel settore.

Il Q9F nella versione da 65”, 3.999 euro di prezzo suggerito al pubblico, è da ormai qualche settimana nella nostra sala prove, dove si sono alternati anche i primi OLED della stagione come il nuovo A8F di Sony, che proveremo a breve. Si vede meglio di un OLED? Dipende dai punti di vista, ma una cosa è certa: tra il nuovo modello e quello dello scorso anno c’è un abisso in termini qualitativi, e se c’è un TV che può davvero rivaleggiare con l’OLED questo è sicuramente il Q9F. E ora spieghiamo il perché.

L’immagine è tutto. Il resto è superfluo

Una cornice sottilissima, poco più di 5 millimetri, una base minimale e un sottilissimo filo che collega il TV all’unità di controllo esterna. Samsung per la gamma 2018 rivede leggermente le linee già proposte lo scorso anno senza stravolgerle, e il risultato è un televisore dove il televisore è composto praticamente dal solo schermo. Volendo essere pignoli la base nera a nostro avviso è leggermente meno elegante di quella cromata, ma probabilmente Samsung per il top di gamma voleva un televisore capace di sparire totalmente da acceso, con cornice e base che lasciano spazio all’imponente e luminosa immagine.

Che il TV sia costruito in modo eccelso lo si capisce quando si tratta di sollevare gli oltre 30 kg di peso: altri modelli di TV LCD, a confronto, sembrano scatole vuote. Lo spessore non è quello dei modelli dello scorso anno, e questo aspetto non può essere oggetto di critica: il ritorno ad una illuminazione Full LED local dimming impone una certa distanza tra l’illuminazione, posta sul retro, e il pannello.

Curata la parte posteriore, dove trova spazio l’unico connettore per il sottile filo che quest’anno porta oltre, al segnale tramite fibra ottica, anche l’alimentazione al TV.

La prima cosa che si nota durante la fase di installazione è la quasi totale assenza di riflessi da parte dello schermo: è uno schermo lucido, ma Samsung ha adottato un filtro frontale davvero efficace perché a TV spento gli unici riflessi che si riescono a intravedere sono solo quelli delle fonti luminose più forti, il resto viene totalmente cancellato. Ci troviamo davanti ad uno dei pannelli meno riflettenti che sia mai capitato di vedere.

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Il TV è puro pannello. Tutto il resto è fuori

Il TV è collegato, come negli anni precedenti, ad un set top box esterno chiamato “One Connect Box” tramite una sottile fibra ottica. Quest’anno, tuttavia, la fibra è leggermente più spessa perché oltre ai segnali include anche l’alimentazione. Il TV è un puro pannello e tutto il resto, alimentazione inclusa, è inserito nel box che diventa quindi non solo più grosso ma anche più pesante. L’edizione 2018 del One Connect Box è grosso quanto una console, ha un peso non indifferente e contenendo anche l’alimentazione scalda non poco: fortunatamente la dissipazione è ben fatta e coadiuvata da una serie di feritoie, e anche dopo svariate ore di uso il box resta silenziosissimo.

Il sottile filamento in fibra ottica offre un vantaggio notevole in fase di installazione: non ci sono cavi che escono da dietro il TV e si possono realizzare installazioni davvero pulite, per la gioia di architetti, designer d’interni e amanti del gusto e dell’estetica. Purtroppo il cavo è proprietario e, sebbene sia disponibile di diverse lunghezze (la versione da 15 metri è opzionale), ha un connettore troppo grande per poter passare all’interno dei classici corrugati: una installazione a muro perfetta richiede un intervento da parte di un muratore, sempre che non sia stata effettuata una predisposizione.

Lo spessore ridotto permette comunque di far passare il sottile filo sotto o sopra i battiscopa, con pieghe anche di 90° che non compromettono affatto il risultato finale.

Il One Connect Box soddisfa ogni genere di esigenza in termini di connettività: le 4 porte HDMI gestiscono non solo segnali 4K a 60p con spazio colore esteso ma, con un aggiornamento, sapranno anche gestire il frame rate variabile, elemento questo rende il Q9F il compagno perfetto per una Xbox One X. C’è una veloce connessione wi-fi, con un’ottima ricezione, c’è lo slot per la cam e ci sono i tuner DVB-T2 e DVB-S2.

Bello ed elegante il telecomando in dotazione, praticamente identico a quello degli scorsi anni con una piccola modifica per gestire l’ambient mode. E’ il tipo di telecomando che si merita un TV di questo livello, e soprattutto è bluetooth, quindi si usa senza puntare il telecomando. Dovrebbe essere la normalità per un televisore, ma non è così, molti usano ancora l’infrarosso.

Una interfaccia che fa la differenza

Spesso si valuta un TV guardando esclusivamente la qualità di visione, ma il televisore di oggi non può essere solo quello. Samsung insieme a LG ha oggi quella che è forse l’interfaccia più semplice e immediata: Tizen nella sua versione 4.0 è un vero piacere da utilizzare, veloce, reattivo, leggero e soprattutto con tutte le applicazioni che servono.

O quasi: sul Q9F manca qualche app come Premium Play, e non sappiamo se è dovuto ad una mancanza di certificazione o ad una scelta consapevole. In ogni caso ci sono le app che contano: c’è Netflix, c’è Amazon, ci sono Chili e Rakuten e c’è anche Infinity. Samsung ha curato tutto nel minimo dettaglio: dalla procedura di installazione e configurazione, che può essere fatta anche utilizzando l’app del telecomando, fino ad arrivare ai vari menu di impostazione tutto è dove l’utente si aspetta che sia.

Per chi ha a casa anche altri dispositivi connessi Samsung, come le lavatrici, i frigoriferi o i condizionatori, sarà possibile controllare tutto da TV sfruttando la sezione dedicata alla piattaforma SmartThings.

Sintonia lenta, zapping veloce ma obbligato

Le operazioni di ricerca canali sono comuni per il digitale terrestre e per il satellite, con l’aggiunta della voce Tivù per chi desidera seguire la numerazione della piattaforma di Hot Bird. Per quanto riguarda il digitale terrestre la ricerca non è fulminea ma è completa e con ottima sensibilità per non tralasciare nessun canale. La sintonia dei canali via satellite parte sotto l’insegna Tivù, ma poi le operazioni di ricerca sono molto lente e curiosamente includono anche Astra; infatti al termine delle lunghe operazioni otteniamo la numerazione di Tivùsat con i canali 201,202 e 203, cioè quelli relativi ai tre canali Rai trasmessi un tempo da Astra e ora non più disponibili.

Evidentemente il database non è stato aggiornato, infatti risulta presente anche il canale Rai 4K 210 che al momento della prova non era attivo. Comunque poco male, i restanti canali al di fuori di Tivùsat vengono elencati in ordine alfabetico e quindi risulta piuttosto agevole trovare le emittenti desiderate e metterle nell’elenco dei preferiti. Lo zapping è piuttosto veloce con rare impuntature su “Cam non trovata” quando si passa da canali Rai a Mediaset o Discovery. A proposito di zapping però va detto che con il telecomando in dotazione, privo di tastiera numerica, il passaggio progressivo da un canale all’altro è quasi obbligato: la chiamata diretta del canale impone di attivare la tastiera numerica su schermo, oppure di attivare il comando vocale, operazioni entrambe poco immediate per gli utenti più tradizionalisti.

Audio piacevole ma poco flessibile

La sezione audio del tv Samsung comprende un sistema di altoparlanti definiti 4.2 con potenza di 60 watt. Il risultato è una resa piacevole in ogni condizione, nulla di eccezionale ma comunque in grado di restituire sonorità coinvolgenti in ogni situazione, con dialoghi puliti e un discreto dettaglio con contenuti musicali. Non ci sono effetti surround o colpi allo stomaco, ma comunque gli effetti sembrano provenire da un fronte più ampio di quello fisico del televisore. Le opzioni di elaborazione audio sono stranamente molto poche: ci sono tre modalità audio (standard, ottimizzato e amplificato), equalizzatore multibanda e bilanciamento.

Nessuna opzione per il surround o altri DSP specifici su diversi contenuti. L’opzione migliore è senza dubbio quella ottimizzata, capace di dare subito una bella spinta alla dinamica e di allargare il fronte sonoro. In modalità amplificata si interviene più che altro sulle medie frequenze per esaltare le voci, ma il risultato è poco gradevole. L’ascolto può anche sopportare senza problemi un volume elevato, senza che compaiano rimbombi o distorsioni fastidiose. Quindi un voto complessivamente positivo per questo Qled, capace di restituire una convincente qualità sonora senza dover far ricorso a soundbar separate.

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Paga qualcosa al buio. Ma poi è un vero spettacolo

Pannello 4K Quantum Dot, una luminosità di picco che dovrebbe toccare i 2000 nits e soprattutto una retroilluminazione dinamica che copre circa 500 zone: sono questi i principali punti di forza di un televisore che Samsung ha disegnato e progettato per andare a minimizzare quelli che sono i difetti tipici di un LCD: resa dei neri e soprattutto effetto blooming, quell’alone luminoso che accompagna quasi tutti i modelli dotati di illuminazione local dimming posteriore.

Samsung ha pensato il Q9F per due tipologie di utenti: soddisfa sia coloro che cercano un prodotto capace di offrire una qualità di visione ottima senza necessariamente effettuare regolazioni e calibrazioni con strumenti, grazie ad un profilo “Movie” più che buono, sia chi ha la possibilità di intervenire con software e sonda. Qui, grazie alla collaborazione con Calman, anche quest’anno è possibile gestire la calibrazione in modo semi automatico sfruttando un generatore esterno, con le regolazioni che anziché essere fatte a mano, da un utente con il telecomando, vengono gestite dal software.

Abbiamo ovviamente provato entrambe le strade, e sebbene ci siano ovvie differenza a favore della versione calibrata tramite software siamo convinti che il 95% delle persone possa ritenere assolutamente soddisfacente anche il profilo che Samsung ha creato di base per la visione dei contenuti. Come abbiamo già fatto in altri casi anche su questo punto lasciamo aperta una parentesi: non c’è modo di sapere se il campione di TV che ci è stato dato sia stato selezionato o pre-calibrato in modo accurato, ma almeno il nostro esemplare out of the box era già quasi perfetto.

Inizialmente il televisore può colpire, in negativo, per il livello del nero un po’ alto, ma non appena parte un film e sparisce il menu a schermo la situazione si capovolge: l’immagine è davvero bella, piacevole e contrastata. Partiamo ovviamente con i migliori materiali a nostra disposizione, spaziando dal blu-ray Ultra HD a Netflix e Amazon in HDR, e ci rendiamo subito conto che Samsung ha realizzato un gran bel televisore: usando il sistema di regolazione della luminosità dinamica al massimo il livello del nero raggiunto è notevole, e anche le zone dove serve una spinta decisa sulla luminosità riescono ad essere brillanti senza però perdere sfumature e dettaglio.

Il blooming c’è, inutile nasconderlo, ma è molto contenuto e soprattutto si vede solo ed esclusivamente con le luce spenta e nella nostra sala test che ha le pareti dipinte di nero. Solo in queste condizioni, difficilissime, si riesce a capire che ci troviamo davanti ad un LCD e che l’OLED sul nero ha una marcia in più, ma sono condizioni che difficilmente si verificano in una abitazione. Se spostiamo il TV in un’altra stanza, e non teniamo il buio totale, la sensazione è decisamente diversa, e la differenza sui neri tra OLED e LCD è davvero difficile da percepire. Il TV ha un punto di visione perfetto che è quello centrale: da qui, di giorno, le bande nere sembrano davvero nere e l’alone del local dimming è visibile solo se ci spostiamo dalla posizione centrale.

La resa più impressionante l’abbiamo ottenuta con alcuni materiali di Amazon in HDR10+: il TV non è compatibile Dolby Vision, ma gestisce i metadati dinamici dei contenuti di Amazon e la differenza rispetto all’HDR normale c’è. Il picco di luminosità massima viene erogato solo dove serve e a beneficiarne è solo il livello del nero: la differenza con i contenuti HDR10 di Netflix, dove invece viene applicata una curva costante, è notevole. Difficile dire a quanto arriva il TV durante la visione di un contenuto, ma usando la sonda abbiamo misurato quasi 1710 nits in modalità Movie su una piccola porzione del quadro. La differenza con la luminosità di picco di un OLED è notevole, e se è vero che al buio l’OLED mostra la sua supremazia in situazione opposta l’immagine del Samsung sembra decisamente più incisiva. Ma dipende molto dai contenuti: un OLED LG con un contenuto codificato Dolby Vision su Netflix sembra più brillante, anche a luce acessa, dello stesso contenuto visto in HDR10 sul Q9F, mentre se prendiamo un contenuto Amazon l’HDR10 riesce a fare la differenza. Non è tanto il TV a guidare, quanto i contenuti, e lo si capisce anche in qualche frangente dove usando il local dimming al massimo il livello di luminosità appare oscillare leggermente: lo abbiamo notato ad esempio in alcune scene di Altered Carbon, una leggera fluttuazione appena percepibile in alcune scene veloci imputabile ad una gestione non rapidissima della retroilluminazione.

Non sono solo la resa cromatica e la buonissima gestione della luminosità a stupire, ma è lo stesso sistema di motion compensation che lavora benissimo: il banding è praticamente nullo, e la resa con contenuti cinematografici decisamente naturale, nessuna scia o trascinamento. Proviamo ovviamente anche blu-ray, contenuti da tuner in HD e in SD, mettiamo il processore a dura prova ma il TV sembra gestire con tranquillità ogni situazione. Persino i pessimi contenuti del digitale terrestre, spalmati sul 65”, non sembrano affatto male: certo, resta sempre una pessima visione ma lo scaler lavora in modo impeccabile, la riduzione del rumore e degli artefatti pure.

Samsung è riuscita con il Q9F a far lavorare un processore che funziona davvero bene con ogni tipo di materiale abbinandolo ad un pannello che, grazie ad una serie di filtri e alla particolare retroilluminazione, riesce a minimizzare i difetti tipici degli LCD, anche dei migliori. Minimizzare, non eliminare del tutto, ma è sempre un bel traguardo. Visto in condizioni standard, con ogni tipo di materiale, è davvero difficile dire che questo è un LCD: l’elevata dinamica che riesce a garantire, l’ottima resa sulle alte e sulle basse luci e il nero comunque profondo e ben gestito dal dimming rendono questo televisore il miglior LCD mai fatto, e sul fronte della qualità pura se la gioca con il Sony ZD9. Che ha il vantaggio del Dolby Vision, ma ha lo svantaggio di Android TV. Pochissimi i difetti rilevati durante le nostre prove di visione: tenendo il local dimming molto aggressivo talvolta il TV tende a affogare qualche dettaglio sulle basse luci, ma in molti casi anche l’OLED in questo ambito fatica.

Con la sua luminosità, il suo input lag che in modalità gaming tocca i 20 ms, l’utilizzo di materiale inorganico che lo rende immune da ogni eventuale problema di ritenzione, il Q9F è il perfetto display da gioco sia abbinato ad un PC sia abbinato ad una console 4K come l’Xbox One X, che a breve potrà anche pilotare il TV con frame rate variabile.

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