Il braccialetto di Amazon non è un mezzo di controllo !

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Non si placa il polverone attorno al braccialetto di Amazon, che tra l’altro non è che un brevetto depositato qualche mese fa e non certo realtà. Tanto più che Amazon avrebbe mille maniere più intelligenti di “controllare” i propri dipendenti che mettere loro il braccialetto. Ma la politica cerca la rissa…

La campagna elettorale italiana si infiamma, e nel calderone, tra fake news e scontri verbali, ci finisce anche Amazon. Questa volta non per i contratti di lavoro, e neppure per lo sciopero, ma per un semplice brevetto che riguarda un braccialetto elettronico capace di rendere più efficiente il lavoro di catalogazione e di selezione dei prodotti.

Quindici fogli di carta, registrati dopo il normale iter di svariati mesi che ogni brevetto deve percorrere prima di essere attribuito a chi ne ha chiesto la registrazione. Carta, disegni, idee, nulla di più, un prodotto che forse non vedrà mai la luce e che sicuramente non è stato pensato per la sorveglianza di massa dei lavoratori.

Quella che in tutti i paesi del mondo è stata vista come una normale notizia di tecnologia, in Italia è finita su tutte le prime pagine dei quotidiani e nelle edizioni serali di ogni telegiornale: disegni e idee sono diventati un “prodotto reale” che ha scatenato discussioni di politici, sociologi, sindacati e di ogni altra persona che ha ben pensato di dire la sua, aggiungendo il classico sdegno per una situazione che ricorda il “Grande Fratello”.

 

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La realtà è che ad Amazon, così come ad altre centinaia di aziende nel mondo, non servono braccialetti per sorvegliare i lavoratori. E nemmeno chip nelle scarpe. I tempi dei braccialetti sono passati e la tecnologia ha fatto passi da gigante: qualche videocamera piazzata nei punti giusti, intelligenza artificiale e machine learning bastano per avere una mappa precisa e dettagliata dei movimenti di ogni dipendente all’interno di un magazzino o di un posto di lavoro. Ci sono azienda che vendono soluzioni simili, come quella che illustriamo qui sotto.

Il braccialetto, rispetto a quanto si può fare con l’intelligenza artificiale, è un metodo di controllo “preistorico”. Amazon fornisce già ai suoi dipendenti palmari sui quali ricevono gli ordini, prodotti che un dipendente della logistica ha sempre in mano: basterebbe usare i giroscopi, i sistemi di posizionamento indoor e gli stessi dati forniti dai palmari per fare una classifica dei lavoratori più efficienti, più veloci e quelli che invece perdono tempo. Ammesso che questo sia lo scopo.

Sfogliando le pagine del brevetto di Amazon e guardando con attenzione come funziona la logistica nei magazzini di Amazon si capisce come la soluzione che il colosso dell’eCommerce ha inventato non è molto diversa dagli esoscheletri che Volkswagen utilizza nei suoi centri di produzione, ausili (in questo caso robotici) che permettono a chi lavora di alleggerire il carico sulla schiena, stancarsi di meno e rischiare meno infortuni.

Il lavoro nei centri di distribuzione di Amazon è pesante, lo dicono tutte le inchieste che hanno trattato l’argomento. Sono richieste prestazioni elevate, i turni sono incessanti e ci sono operazioni che richiedono una certa attenzione.

Durante la nostra visita al magazzino di Amazon ci è stato detto che le due operazioni più complesse sono il refill degli scaffali e la ricerca degli oggetti. Amazon, per non sbagliare, distribuisce gli oggetti sugli scaffali in modo totalmente casuale e tiene oggetti simili lontani tra loro per evitare gli errori di pick up: il libro finisce con la macchina del caffè e la scatola di Lego, e questo facilita chi deve cercare il prodotto prendendo quello giusto.

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Il brevetto non parla in alcun modo di sorveglianza, ma solo di maggior efficienza nella gestione degli articoli, meno errori e quindi facilitazioni sul lavoro.

Il braccialetto eviterebbe la complessa procedura di oggi, che prevede codici a barre, letture di numeri su piccoli schermi oltre alla preoccupazione da parte del lavoratore di prelevare o depositare il prodotto giusto. Una facilitazione.

Ben venga il braccialetto se chi lavora è più tranquillo perché aiutato dalla tecnologia, non deve fare strada a vuoto, risparmia tempo e fatica visiva a cercare i prodotti, l’importante è che l’utilizzo sia concordato tra l’azienda e i lavoratori e i loro rappresentanti.

Chi vuole controllare le prestazioni di un dipendente può già farlo, non serve aspettare che una serie di schizzi a matita su un foglio e un’idea si trasformino in un magico “braccialetto spia”.

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